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Matricole ancora in calo: laurea triennale abbandonata

Laurea in EuropaRiportiamo i numeri relativi al calo costante degli iscritti nelle Università, a cura di Eugenio Bruno (qui la versione integrale) assieme alle considerazioni dell'ex-ministro Luigi Berlinguer sullo stato della laurea triennale (qui l'articolo).

Le classifiche internazionali sono impietose: l'Italia sforna pochi laureati. Ma la tendenza difficilmente potrà invertirsi nel breve periodo a giudicare dalle elaborazioni del servizio statistico del Miur sulle immatricolazioni che il Sole 24 Ore è in grado di anticipare: gli iscritti all'università continuano a diminuire, specie al Mezzogiorno, e la mobilità territoriale degli studenti stenta a decollare.

Il paper -che dando seguito ai voleri del ministro Francesco Profumo ha il pregio di incrociare i numeri contenuti nell'Anagrafe nazionale degli alunni con quella degli studenti universitari- si focalizza sulle decisioni post diploma degli allievi che hanno sostenuto la maturità nel 2011. Di questi solo il 52% ha scelto di proseguire gli studi. Lo hanno fatto in 224.000, laddove l'anno precedente le iscrizioni erano state oltre 294.000. Una diminuzione che il nostro atavico calo demografico non basta a spiegare.

Evidentemente è l'intera offerta formativa ad avere poco appeal. Ma quel tasso di upgrading del 52% preso da solo non dice tutto di una realtà a macchia di leopardo come quella italiana. La forbice tra un'area e l'altra dello Stivale ha superato il 10%. Si va infatti dal 55,5% di persone che al Nord-ovest sono passati dalla scuola agli atenei, al 49,9% del Sud e al 45,1% delle Isole. E la scelta è anche una questione di sesso, se è vero che si è immatricolato il 57,3% delle donne a fronte del 46,5% degli uomini.

Ancora più netta la segmentazione in base al tipo di diploma. A fronte dell'86,6% dei "classici" e dell'83,2% degli "scientifici" solo il "12,5%" dei "professionali" e il 25,7% degli "artistici" si è iscritto all'università. Anche il voto finale ha avuto un effetto persuasivo o dissuasivo. Con un range di prosecuzione negli studi compreso tra il 24,3% dei "sessantisti" e l'85,4% dei "centisti" (92% in caso di lode).

La mobilità interregionale post maturità è un fenomeno quasi inesistente al settentrione: il 94,5% dei diplomati del Nord-ovest e il 92,2% dei diplomati del Nord-est ha scelto di rimanere in loco a studiare; appena più presente al Centro (90,6%) e lievemente più alto al meridione (76,2%) e nelle Isole (77,7%).

L'ex-ministro Berlinguer difende a spada tratta la riforma 3+2 (denominata "Processo di Bologna"):

"Lo studio evidenzia una diminuzione delle immatricolazioni negli atenei italiani. È un fenomeno preoccupante ma sarebbe sbagliato imputarlo al Processo di Bologna. Infatti i dati dello stesso studio registrano, nel periodo immediatamente precedente alla crisi economica, il calo dal 20 al 17% degli abbandoni nel corso del primo anno di università e dal 24 al 13% degli immatricolati inattivi. Oggi la diminuzione delle immatricolazioni è piuttosto l'allarmante conseguenza della crisi economica e della drammatica riduzione della capacità di spesa delle famiglie. Occorrono, in questa fase, misure di sostegno per l'accesso all'università. Inquadriamo allora il problema e chiamiamolo con il suo nome: più fondi per il diritto allo studio. So che il ministro Profumo ha chiaro il problema. [...]

il 74,6% di chi arriva alla laurea triennale del Processo di Bologna ha genitori non laureati. Vorrei concludere affiancando allo studio della Fondazione Agnelli i dati forniti dalle recenti ricerche di Alma Laurea e Stella sempre sul mondo universitario. Emerge con chiarezza il fatto che i governi hanno lasciato a se stesso il Processo di Bologna, non lo hanno sostenuto né corretto come sarebbe stato necessario. Eppure, a un anno dal conseguimento del titolo, oltre il 40% dei laureati triennali e circa il 60% dei laureati specialistici trova una occupazione in un mercato del lavoro colpito dalla crisi economica e che, come è noto, penalizza (e molto) i più giovani."

Anche se, premette:

"Esistono problemi per quel che riguarda le discipline umanistiche. Occorre, ad esempio, approfondire la definizione interna di laurea triennale e, parallelamente, la reale spendibilità di tale titolo nel lavoro."



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